Vincere al “Massimino”. Bisogna crederci, dopo la mezza battuta d'arresto contro il Siena, parzialmente recuperata dal punticino tutto d'oro di Bergamo.

Il ruolino di marcia esterno impone di giocare ogni partita fra le mura amiche come una finale di Champions League e la sfida contro il Toro, blasonata "incompiuta" di questa stagione, rappresenta un banco di prova impegnativo ma non proibitivo. Scavalcare gli uomini di Novellino significherebbe risucchiarli nella "bagarre" della lotta salvezza, ingarbugliando ancora di più le carte in un mazzo di pretendenti sempre più agguerrite: Cagliari, Reggina, Parma ed Empoli non sembrano affatto rassegnate a salutare la serie A e ci mancherebbe altro. Giocano, lottano, si aggrappano all'orgoglio e a una condizione atletica invidiabile. Il Catania è lì, potenzialmente salvo, desideroso di chiudere bene un torneo che ricorderemo, oltre che per lo straordinario girone d'andata, anche per la storica qualificazione alle semifinali di Coppa Italia.

Per adesso, però, l'obiettivo principale è ripartire con tre punti fondamentali, ricucire il rapporto con il magnifico pubblico del “Massimino” e lasciare le polemiche fuori dalla porta.

Gli isterismi e i cattivi presagi contano meno di zero: quello che importa veramente è riscoprire un portiere capace di dare sicurezza alla difesa, un reparto arretrato capace di affidarsi a tutti i propri effettivi e non soltanto alle amorevoli cure di Lorenzo Il Magnifico, un centrocampo rivitalizzato e grintoso che sopperisca alla strutturale mancanza di "fosforo", un attacco capace di lavorare per rendere incisive le presenze in campo del Gabbiano, magari recuperando l'estro e la fantasia di Martinez. Serve una squadra con gli attributi. Servono uomini veri. Let's go, Liotru, Let's go!